Due gianduiotti, il cioccolatino simbolo di Torino
Due gianduiotti, il cioccolatino simbolo di Torino — foto: Clop · Public domain · Wikimedia Commons

Ci sono città che con il cioccolato hanno un rapporto recente, costruito su una moda. Torino no: qui il cacao è arrivato secoli fa, è diventato prima una bevanda di corte e poi un mestiere, e ha lasciato in eredità alcune cose che nel resto d'Italia non si trovano allo stesso modo. Un bicchierino a strati, una pasta di cacao e nocciole, una cioccolata calda talmente densa da mangiarsi quasi col cucchiaino.

Perché il cioccolato ha messo radici qui

Il cacao arriva in Europa dalle Americhe attraverso la Spagna e comincia a circolare nelle corti come bevanda costosa, riservata a pochi. La corte sabauda lo adotta presto, e Torino diventa uno dei luoghi in cui il consumo si trasforma in produzione: prima piccole botteghe, poi laboratori più strutturati, infine, con l'Ottocento e l'arrivo delle macchine, una vera industria.

È un passaggio decisivo, perché è quello che sposta il cioccolato dalla tazza alla tavoletta. La lavorazione meccanica permette di ottenere paste fini e omogenee, di modellarle, di confezionarle: nasce il cioccolatino come oggetto, qualcosa che si può regalare, trasportare, conservare. Una città manifatturiera per vocazione si trova così nel posto giusto al momento giusto.

Quella eredità non è finita in un museo. È rimasta nel tessuto urbano sotto forma di laboratori artigiani, di un pubblico locale esigente e di un vocabolario del gusto che i torinesi usano con naturalezza. Per chi arriva da fuori la parte interessante è proprio questa: non una specialità da souvenir, ma un'abitudine quotidiana che si incrocia camminando.

Il bicerin, tre strati in un bicchiere di vetro

Il nome, in piemontese, significa semplicemente bicchierino, ed è già mezza descrizione. Il bicerin si serve in un piccolo bicchiere di vetro, spesso appoggiato su un supporto di metallo perché scotta. Dentro ci sono tre cose: caffè, cioccolata calda e crema di latte, versate una sopra l'altra in modo che restino separate e ben visibili attraverso il vetro.

La separazione non è un vezzo estetico, ha una funzione. Serve a far arrivare i tre sapori in tempi diversi: prima la parte grassa e dolce del latte, poi la cioccolata densa, infine l'amaro del caffè che chiude e pulisce la bocca. Per questo la regola non scritta è di non mescolarlo, almeno all'inizio, e di berlo piano, da seduti, senza fretta.

È una bevanda antica, discendente di preparazioni settecentesche in cui invece caffè e cioccolata venivano uniti fra loro. Ed è sostanziosa: se lo prendete al mattino, difficilmente avrete voglia di aggiungere altro prima di pranzo. Nei mesi freddi, quando ci si siede al riparo dopo aver camminato all'aperto, ha un senso che si capisce al primo sorso.

La gianduia: cacao, nocciole e una necessità

La gianduia nasce da un problema pratico. All'inizio dell'Ottocento, con il blocco continentale che chiude i traffici marittimi, il cacao diventa difficile da reperire e carissimo. I cioccolatieri torinesi fanno l'unica cosa sensata: allungano la pasta di cacao con qualcosa che in Piemonte abbonda, cioè le nocciole delle Langhe, tostate e ridotte in pasta.

Il ripiego si rivela migliore dell'originale. La nocciola porta grassi che rendono l'impasto morbido e vellutato e un aroma tostato che smorza l'amaro del cacao. Da quel momento la gianduia diventa una cosa a sé, non un surrogato: la si ritrova nei cioccolatini, nelle creme spalmabili, nelle torte, nei gelati, in una quantità di preparazioni che è ormai un linguaggio regionale.

Il gianduiotto è la forma più riconoscibile di quella pasta: un piccolo lingotto dal profilo arrotondato, avvolto in carta metallica. Il nome viene dalla maschera piemontese del Gianduja, il personaggio popolare del carnevale locale, e dice bene quanto quel prodotto sia identificato con la città che lo ha inventato.

La cioccolata calda dei mesi freddi

La cioccolata calda torinese non è cacao sciolto nel latte. È densa, quasi cremosa, al punto che il cucchiaino fa fatica a cadere di lato: si beve a piccoli sorsi e si finisce raschiando il fondo della tazza. In una città dove l'umidità della pianura entra nelle ossa, in inverno è una forma di riscaldamento tanto quanto una golosità.

Spesso arriva accompagnata da un ciuffo di panna, che serve a stemperare la densità e ad allungare il piacere. In alcune varianti locali si aggiunge una nota di caffè o di nocciola, che riporta la bevanda dentro le due grandi famiglie di gusto della città. Non ha bisogno di altro: da sola vale come dessert.

Vale la pena approfittarne proprio quando il tempo è brutto. Fra novembre e febbraio è una delle ragioni per cui una giornata torinese di cielo grigio non è affatto una giornata persa, e per cui i portici del centro restano frequentati anche quando la temperatura scende sotto lo zero.

Portarsi a casa il gusto

Consiglio pratico: Il cioccolato teme il caldo e gli sbalzi di temperatura: se comprate tavolette o cioccolatini nei mesi estivi, portateli a casa in giornata e teneteli al fresco, lontano dal sole diretto.

Il cioccolato torinese ha un vantaggio pratico: viaggia bene. Tavolette, cioccolatini e creme si conservano e si trasportano senza complicazioni, e sono uno dei pochi ricordi di viaggio che non finiscono dimenticati in un cassetto. L'unica accortezza riguarda la temperatura, perché il caldo e gli sbalzi rovinano la superficie e la consistenza.

Se soggiornate in un appartamento con cucina avete anche la possibilità di ricostruire in casa una versione domestica di questi riti: una cioccolata preparata sul piano cottura, un caffè fatto con la macchina a disposizione, l'acqua del bollitore per chiudere la serata. Non sostituisce il bicchierino servito a strati, ma allunga il piacere oltre l'orario dei locali.

Una base tranquilla per una Torino golosa

Ginevra Apartment è un appartamento indipendente nella zona nord di Torino, con cucina attrezzata, macchina da caffè e bollitore a disposizione. Il parcheggio libero e gratuito nella strada pubblica e la fermata dei mezzi davanti al portone vi lasciano liberi di raggiungere il centro e rientrare con calma.