I portici illuminati di via Roma a Torino di sera
I portici illuminati di via Roma a Torino di sera — foto: Guilhem Vellut, edit by User:Bruce The Deus · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Chilometri di città coperta

La prima cosa che colpisce chi arriva a Torino non è un monumento ma una condizione: quasi tutto il centro è porticato. Le stime parlano di circa diciotto chilometri di portici, di cui una parte molto consistente collegata in modo continuo, ed è una delle reti coperte più estese d'Europa.

Non si tratta di un dettaglio decorativo. I portici corrono lungo le strade principali e girano attorno alle piazze, così che si possa passare da un capo all'altro del centro cambiando marciapiede solo agli incroci. Con il clima piemontese, che alterna nebbie invernali, temporali estivi e giornate di sole molto forte, la differenza si sente subito.

L'effetto sull'aspetto della città è profondo: le facciate poggiano su una fascia d'ombra continua, le vetrine stanno arretrate, e la strada acquista una profondità che le città senza portici non hanno. Anche le proporzioni cambiano, perché l'altezza degli archi detta il ritmo dell'intero fronte.

Un'idea sabauda di città

I portici torinesi nascono con gli ampliamenti seicenteschi e settecenteschi voluti dai duchi di Savoia, quando la capitale viene ridisegnata per fasi successive, ciascuna con isolati regolari e strade rettilinee. Il portico era parte del progetto, non un'aggiunta: serviva a dare uniformità alle facciate e a rendere praticabile lo spazio pubblico in ogni stagione.

Il caso più noto è via Po, aperta per collegare il centro al fiume e porticata su entrambi i lati; il percorso coperto serviva anche alla corte, che poteva raggiungere il ponte senza esporsi al maltempo. Piazza Vittorio Veneto, in fondo alla stessa strada, riprende lo stesso principio su scala molto più larga, con un fronte continuo e regolare che chiude la piazza su tre lati.

Il capitolo successivo è ottocentesco e novecentesco: piazza San Carlo con i suoi portici alti e simmetrici, via Roma ricostruita nel Novecento in due tratti dal linguaggio diverso, e ancora via Cernaia, via Pietro Micca, i portici che accompagnano l'arrivo alla stazione di Porta Nuova. Epoche differenti, stessa regola.

Camminare in centro senza bagnarsi

In pratica questo significa che a Torino l'ombrello è meno indispensabile che altrove. Con un po' di attenzione al percorso si possono coprire lunghi tratti del centro restando riparati: da piazza Castello si scende verso la stazione o verso il fiume quasi sempre sotto qualcosa.

È un vantaggio concreto per chi viaggia con bambini, con il passeggino o con persone anziane, e per chi visita la città fuori stagione. Una giornata di pioggia a Torino non è una giornata persa: si cammina lo stesso, si guardano le vetrine, si entra nei cortili, si arriva a un museo asciutti.

I portici sono anche il luogo in cui la città si mostra: banchi di libri usati, esposizioni temporanee, tavolini che restano fuori anche d'inverno, gente che si ferma a parlare. Buona parte della vita pubblica torinese sta lì sotto, più che nelle piazze aperte.

I caffè storici, un'istituzione cittadina

Sotto i portici del centro si è consolidata nei secoli una rete di caffè storici che appartiene all'identità di Torino quanto i suoi palazzi. Sono locali nati fra Settecento e Ottocento, con interni di legno intagliato, marmi, specchi e banconi lunghi, frequentati ai tempi del Risorgimento da politici, ufficiali, giornalisti e letterati, e rimasti sostanzialmente intatti.

Attorno a questi luoghi sono cresciute alcune tradizioni che a Torino sono nate o hanno preso forma: la cultura del cioccolato, con le paste di gianduia; il bicerin, la bevanda stratificata di caffè, cioccolato e crema di latte; la produzione del vermouth, il vino aromatizzato che ha dato origine alla consuetudine dell'aperitivo prima di cena.

La visita non richiede una lista di indirizzi. Basta camminare sotto i portici del centro storico, guardare le insegne antiche e le vetrate, entrare dove vi attira l'interno e sedersi. È una tradizione diffusa, non un singolo indirizzo da spuntare, ed è forse il modo più torinese di passare un'ora.

Raggiungere il centro senza pensieri

Consiglio pratico: Se il meteo è incerto, disegnate l'itinerario seguendo le strade porticate: si attraversa buona parte del centro storico restando quasi sempre al coperto.

Girare sotto i portici funziona a piedi, e quindi conviene arrivare in centro senza l'auto. Il traffico e la sosta nel quadrilatero storico sono il vero ostacolo di una giornata così: risolti quelli, resta solo da decidere da che parte cominciare.

Ginevra Apartment si trova nella zona nord di Torino, in via Borgaro, con la fermata dei mezzi davanti al portone e collegamenti diretti verso il centro. Il parcheggio nella strada pubblica è libero e gratuito e non va prenotato, quindi l'auto può restare ferma per tutta la durata del soggiorno.

Il centro porticato, a portata di mezzi pubblici

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