Da molti punti di Torino, alzando lo sguardo verso est, si riconosce una cupola chiara posata sul crinale della collina. È la Basilica di Superga, uno dei profili più identificabili della città e il punto d'arrivo di una delle gite più semplici che possiate concedervi durante un soggiorno torinese: architettura di corte, memoria dinastica, un panorama larghissimo e un bosco vero, tutti nello stesso posto.
Una basilica settecentesca nata da un voto
La basilica venne costruita nel Settecento su progetto di Filippo Juvarra, l'architetto che ha dato a Torino e alle residenze dei Savoia alcune delle forme più celebri del barocco piemontese. All'origine c'è una promessa fatta durante l'assedio della città: erigere un tempio sulla collina se la guerra si fosse risolta bene. L'assedio venne spezzato, il voto fu mantenuto e il cantiere salì fin lassù, in un luogo allora scomodo da raggiungere e proprio per questo carico di significato.
Il risultato è un edificio pensato per essere letto da lontano prima ancora che da vicino: il pronao con le colonne, il tamburo, la cupola alta, i due campanili che la affiancano. La collina fa da basamento naturale e l'insieme funziona come un segnale visibile dalla pianura. Da vicino l'interno sorprende per la sua sobrietà luminosa, con una pianta centrale, marmi chiari e cappelle che si aprono attorno allo spazio principale.
Attorno alla chiesa corre un piazzale che è parte integrante della visita, un balcone naturale dove ci si ferma sempre più a lungo di quanto si pensava. Gli ambienti interni, la salita alla cupola e le sale legate alla dinastia seguono calendari propri, che cambiano con la stagione: verificate orari e biglietti sui canali ufficiali prima di mettervi in viaggio.
Il panorama sulla città e sull'arco alpino
Dal piazzale lo sguardo scende sulla pianura e sulla città: si distinguono il corso del Po, la trama regolare delle vie ottocentesche, le cupole e i campanili del centro, i quartieri che si allargano verso nord e verso ovest. È un punto di vista che spiega Torino meglio di molte descrizioni, perché rende evidente la logica ordinata con cui la città è cresciuta attorno al suo impianto antico.
Alle spalle della pianura, nelle giornate limpide, si apre l'arco alpino: una corona che si segue con gli occhi da sud a nord, con il profilo inconfondibile del Monviso a chiudere il fianco meridionale. Le giornate migliori sono quelle ventilate che seguono una perturbazione, spesso in inverno o all'inizio della primavera, quando l'aria è tersa e i contorni restano netti fino a sera.
Anche quando la foschia nasconde le montagne la salita non è sprecata. La luce bassa del tardo pomeriggio sulla pianura, con la città che comincia ad accendersi mentre lassù c'è ancora chiarore, è uno degli spettacoli più discreti che Torino sappia offrire, e non chiede nulla se non il tempo di restare fermi qualche minuto.
La tomba dei Savoia e la memoria del Grande Torino
Sotto la basilica si trova la cripta reale, il luogo che la casata dei Savoia scelse per le proprie sepolture. Superga divenne così, oltre che un santuario, il mausoleo della dinastia che ha governato il Piemonte e poi guidato l'unificazione italiana: un dettaglio che aiuta a capire perché questo edificio non sia soltanto una chiesa panoramica, ma un pezzo della storia civile del Paese.
Sul retro della basilica, contro il muraglione che sostiene il piazzale, una lapide ricorda la squadra del Grande Torino, scomparsa in quel punto in un incidente aereo alla fine degli anni Quaranta mentre rientrava da una trasferta. Il luogo è segnato con misura, senza retorica: pochi elementi, i nomi, la pietra del muro. È diventato negli anni una meta di raccoglimento per tifosi di ogni squadra e per molti torinesi.
Ogni anno, il quattro maggio, una commemorazione riporta lassù società sportive, familiari e cittadini comuni. Anche negli altri giorni si trovano fiori, sciarpe e biglietti lasciati contro la pietra. Se passate dal retro, la cosa più giusta da fare è quella che fanno quasi tutti: fermarsi qualche istante in silenzio, senza fotografare troppo, e poi tornare sul davanti.
Salire con la dentiera e camminare nel bosco
Ai piedi della collina, sulla sponda del Po opposta al centro, la stazione di Sassi è il capolinea della storica tranvia a dentiera che sale a Superga. L'impianto è in servizio dalla fine dell'Ottocento e le vetture d'epoca si arrampicano lentamente lungo la pendenza, fra gli alberi: è un mezzo di trasporto e insieme un pezzo di patrimonio industriale ancora funzionante. Il servizio segue calendari stagionali e può fermarsi per manutenzione, quindi conviene verificare giorni e corse sui canali ufficiali.
Chi preferisce può salire con i mezzi di superficie oppure in auto, lungo la strada panoramica che percorre i colli. C'è infine la variante a piedi: dai piedi della collina partono sentieri segnalati che raggiungono la basilica attraversando il bosco, con qualche tratto ripido ma nessuna difficoltà tecnica. È la scelta giusta se avete una mezza giornata, gambe allenate e voglia di arrivare in cima guadagnandovi il panorama.
La collina torinese, del resto, è il polmone verde della città: querce, castagni e robinie, strade strette fra ville e chiese, aree protette che cominciano subito dietro il fiume. Dal piazzale della basilica si può proseguire su anelli più lunghi, e bastano pochi passi dentro gli alberi perché il rumore urbano sparisca del tutto. È una risorsa rara, e i torinesi la usano tutto l'anno.
Il ritorno dalla collina, in una casa tutta vostra
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